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L’ora opportuna Che cosa è la poesia? Quale definizione cauta, dubitante ma non meno necessaria possiamo cercarne? È percorso intellettuale, coscienza critica, travaglio etico. È viaggio nei territori nudi della mente oltre che attraverso i moti del cuore. Pasquale Indulgenza, in questo suo L’ora opportuna, che porta un sottotitolo molto significativo come Canti del cerchio ermetico, non si sottrae a questa aurea regola. Ed ecco che la poesia gli appare “l’immaginato angolo / di un frattale, / lo spazio conico rovesciato / verso orbite / sinuose, /caosmotico corpo fluido / ricorrente / di immagini dinamiche”. Sappia dunque il lettore che sta entrando in un libro che contiene tante strade. C’è questa prima strada, un cammino circolare, iniziatico e dolce, dove balenano anche, sotto l’insegna di Hermes, insegnamenti del Tao e dello Zen. Dove a citazioni che ci si aspettano, come quelle da Benjamin, si affiancano quelle del tutto inattese, da Cioran o da Gide. Dove il canto lirico si alimenta di lunghi passaggi del più lirico tra i poeti di oggi, l’arabo Adonis. Ma il lettore può scegliere una strada più semplice. Può seguire quella che va dai ricordi della propria terra e delle proprie origini, con incantevoli poesie dedicate alla madre e al padre, sino alla città amata nell’esilio, Imperia, e percorsa in ogni suo angolo con una minuziosa, affettuosa, insistita volontà di topografia poetica che lascia veramente stupiti.
(dall’introduzione)
Pasquale Indulgenza è nato a Portici (NA) il 14 agosto del 1961 e vive a Imperia. Insegna Filosofia, Psicologia e Scienze dell’Educazione negli istituti di istruzione secondaria superiore. L’ora opportuna è la sua terza opera in versi.
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